Logoterapia
"La logoterapia, conosciuta anche come analisi esistenziale, [...] si pone, come obiettivo primario, la riscoperta del significato (logos) dell'esistenza dell'essere umano".
[Wikipedia]
In morte di Levi-Strauss
[Comparso già da qualche giorno, “un articolo apparentemente strano: è quello che scrisse nel 1997, poco dopo i funerali di Lady Diana Spencer. Ma fa capire molto bene a cosa serve lo sguardo di un (grande) antropologo”. Ho avuto tempo solo ora di leggerlo, e ne copio qua la parte finale: si vada a vedere il collegamento.]
L’opera di un giovane etnologo cinese formatosi in Francia (Cai Hua, Une societé sans père ni mari. Le Na de Chine, Paris, Presse Universitaire de France) viene ora a fornire nuova documentazione riguardo alla posizione eminente occupata dallo zio materno in alcune società esotiche. I Na, un gruppo etnico che vive in Cina, alle pendici dell’ Himalaya, possiede un sistema familiare e sociale notevole da tutti i punti di vista, che già nel XIII secolo, aveva destato la curiosità di Marco Polo. La cellula domestica, che si osa appena chiamare famiglia tanto si allontana dalle nostre abituali concezioni, si compone di un fratello, di una sorella e dei figli di quest’ ultima.
Questi figli, che appartengono esclusivamente alla stirpe materna, sono il frutto dei rapporti sessuali che la donna può avere con tutti gli uomini non imparentati (poiché la proibizione dell’ incesto viene applicata anche qui, come altrove). A volte relativamente durevoli, le unioni si riducono più spesso a furtive visite senza domani. La donna può accogliere un numero illimitato di queste visite, alle quali gli uomini si dedicano assiduamente al calare della notte.
Quando nasce un bambino, non vi è modo, dunque, di sapere quale di questi amanti occasionali ne sia il padre. Ciò, d’ altronde, non costituisce una preoccupazione: la nomenclatura della parentela non contempla alcun termine al quale si possa attribuire il significato di “padre” o di “marito”. L’ autore di queste interessanti osservazioni crede, non senza ingenuità di aver scoperto un caso eccezionale, che mette in discussione tutte le idee correnti sulla famiglia. Fa, così, un doppio errore. I Na rappresentano un caso, forse estremo, di un sistema di cui si conoscono, da tempo, altri esempi, soprattutto in Nepal, nel Sud dell’ India e in Africa. E la struttura familiare che essi illustrano, lungi dal desautorare le teorie vigenti, offre semplicemente una immagine simmetrica e inversa alla nostra. Queste società hanno abolito la categoria di marito come le nostre hanno abolito la categoria dello zio materno (per la quale le nostre nomenclature di parentela non hanno più termini distintivi). Una famiglia che non contempli il ruolo di marito non deve sorprenderci. In tutti i casi, non più di quella famiglia, che a noi sembra del tutto naturale, che non attribuisce alcun ruolo allo zio materno. Nessuno pretende che le nostre società infirmino le proprie teorie di parentela e di matrimonio. Lo stesso discorso è valido per i Na. Vi sono, semplicemente, società che non attribuiscono affatto - o non attribuiscono più - alla parentela e al matrimonio un valore normativo, atto ad assicurare il loro funzionamento, e che si affidano ad altri meccanismi. I sistemi di parentela e il matrimonio, infatti, non rivestono la stessa importanza in tutte le culture. Ad alcune, essi forniscono il principio regolatore delle relazioni sociali. In altre, come nella nostra e, senza dubbio, in quella dei Na, questa loro funzione è assente o comunque molto attenuata. Dove ci portano queste riflessioni, il cui punto di partenza è stato un avvenimento che ha sconvolto, qualche mese fa, l’ opinione pubblica? Per meglio comprendere alcune risorse profonde del funzionamento delle società non si può ricorrere soltanto ad esempi lontani nel tempo e nello spazio. Una volta per interpretare usanze, antiche e recenti, di cui non si comprendeva più il senso, ci si rivolgeva in modo quasi automatico all’ etnologia, che le considerava sopravvivenze o vestigia di stadi di civiltà ancora attuali presso i popoli selvaggi.
A dispetto di questo desueto primitivismo, ci siamo accorti che alcune forme di vita sociale e alcuni tipi di organizzazione ben attestati nella nostra storia possono, in determinate circostanze, ridivenire attuali e gettare retrospettivamente luce su società molto lontane da noi nel tempo o nello spazio. Tra le società cosiddette complesse o evolute e quelle a torto definite primitive o arcaiche, la distanza è minore di quanto non si possa credere.