Logoterapia
"La logoterapia, conosciuta anche come analisi esistenziale, [...] si pone, come obiettivo primario, la riscoperta del significato (logos) dell'esistenza dell'essere umano".
[Wikipedia]
Oct 16, 2011
12:57pm
Viviamo in un brutto paese.
E ieri, a Roma, se ne è avuta l’ennesima conferma. Adesso, e per giorni, ci toccherà la litania delle dichiarazioni, delle prese di posizione e dei distinguo. Dallo scontro in piazza a quello sui giornali tra pompieri e incendiari.
L’ipocrisia permanente è infatti l’unica categoria che non sente alcuna crisi e si espande a macchia d’olio per il paese.
Ieri abbiamo assistito a un ben triste spettacolo, il cui epilogo, paradossalmente, è quasi positivo poichè parliamo di feriti e non di morti.
Daltronde tutti sapevano che a Roma non sarebbe stata una passeggiata: le tante “soggettività” (altra parola che non sopporto..) che si erano date appuntamento nella capitale ci andavano – ognuna con la sua organizzazione piccola o grande di riferimento – facendo bellamente sapere che avrebbero fatto ognuno quel che gli pareva.
Se a questo aggiungiamo che Roma è il terreno delle bande degli ultras e delle tifoserie neofasciste, gli stessi che hanno assaltato caserme intere dopo l’omicidio Sandri, era evidente che un qualsiasi babbeo poteva infiltrarsi senza colpo ferire e fare a mazzate, cosa puntualmente avvenuta.
A questo si aggiunge una gestione politica dell’ordine pubblico a dir poco criminale, con i caroselli di autoblindo in piazza San Giovanni come non si vedeva dagli anni ’60: i mezzi dei carabinieri che si scontravano fra loro e venivano dati alle fiamme, gli idranti e le cariche, i san pietrini tirati addosso ai polizziotti e che li rimandavano indietro. Pareva che anche le forze di polizia fossero state abbandonate a se stesse da uno Stato in disarmo e che nel casino generale ogni reparto, nella sua “soggettività” facesse un po’ come gli pareva.
Mentre poi a tarda sera i politici cominciavano a balbettare le loro prime reazioni di condanna o di distinguo, mi restano impresse le parole della nostra inviata Giusi Marcante, che incrociando un funzionario di polizia in una Roma fumante gli chiedeva come era stata possibile una simile improvvisazione nella gestione della piazza. “Me lo chiedo anch’io”, è stata la sconsolante risposta.
Non poter partecipare a una manifestazione planetaria contro il capitalismo finanziario se non facendolo diventare un piccolo macello da stadio è un destino ben miserabile a cui bisognerebbe ribellarsi. - Un brutto paese
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E ieri, a Roma, se ne è avuta l’ennesima conferma. Adesso, e per giorni, ci toccherà la litania delle dichiarazioni, delle prese di posizione e dei distinguo. Dallo scontro in piazza a quello sui giornali tra pompieri e incendiari.
L’ipocrisia permanente è infatti l’unica categoria che non sente alcuna crisi e si espande a macchia d’olio per il paese.
Ieri abbiamo assistito a un ben triste spettacolo, il cui epilogo, paradossalmente, è quasi positivo poichè parliamo di feriti e non di morti.
Daltronde tutti sapevano che a Roma non sarebbe stata una passeggiata: le tante “soggettività” (altra parola che non sopporto..) che si erano date appuntamento nella capitale ci andavano – ognuna con la sua organizzazione piccola o grande di riferimento – facendo bellamente sapere che avrebbero fatto ognuno quel che gli pareva.
Se a questo aggiungiamo che Roma è il terreno delle bande degli ultras e delle tifoserie neofasciste, gli stessi che hanno assaltato caserme intere dopo l’omicidio Sandri, era evidente che un qualsiasi babbeo poteva infiltrarsi senza colpo ferire e fare a mazzate, cosa puntualmente avvenuta.
A questo si aggiunge una gestione politica dell’ordine pubblico a dir poco criminale, con i caroselli di autoblindo in piazza San Giovanni come non si vedeva dagli anni ’60: i mezzi dei carabinieri che si scontravano fra loro e venivano dati alle fiamme, gli idranti e le cariche, i san pietrini tirati addosso ai polizziotti e che li rimandavano indietro. Pareva che anche le forze di polizia fossero state abbandonate a se stesse da uno Stato in disarmo e che nel casino generale ogni reparto, nella sua “soggettività” facesse un po’ come gli pareva.
Mentre poi a tarda sera i politici cominciavano a balbettare le loro prime reazioni di condanna o di distinguo, mi restano impresse le parole della nostra inviata Giusi Marcante, che incrociando un funzionario di polizia in una Roma fumante gli chiedeva come era stata possibile una simile improvvisazione nella gestione della piazza. “Me lo chiedo anch’io”, è stata la sconsolante risposta.
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