Logoterapia
"La logoterapia, conosciuta anche come analisi esistenziale, [...] si pone, come obiettivo primario, la riscoperta del significato (logos) dell'esistenza dell'essere umano".
[Wikipedia]
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Portogallo: governo dice sì a matrimoni gay, contraria la Chiesa
Il premier portoghese Josè Socrates ha affermato pubblicamente che anche il suo governo sosterrà l’approvazione della normativa che riconosce i matrimoni gay, come promesso durante la campagna elettorale. Il centrodestra si oppone e chiede un referendum, con l’appoggio della Chiesa cattolica.
I dolori del Giovane Padano: sposare una meridionale?
Quello che Moccia non vi saprà mai vendere: nel forum della Lega Nord gli utenti si chiedono se convolare a nozze con una donna del sud sia cosa buona e giusta. E si rispondono così.
Tralascio ogni commento politico. Ricordo solo alle mamme e ai papà dei comuni interessati che facendo ricorso alla Corte europea si portano a casa facilmente 5.000 euro di risarcimento, così come stabilito dal precedente Lautsi. Verranno utili per i loro figli, più avanti. Forza con i ricorsi! - L’espresso | Piovono rane » Blog Archive » Un investimento sicuro per i vostri figli di Alessandro Gilioli (via moluda) (via 3n0m15) (via s7efano) (via emmanuelnegro)
Dieci domande in archivio
Prima che la macina dei media le trasformasse in una mezza burletta condita di particolari piccanti e gossip irrilevante, le dieci domande di Repubblica sono state forse il più importante caso di factchecking politico in Italia. Con le non-risposte di ieri di Silvio Berlusconi in qualche modo l’inchiesta si chiude. Il risultato non fa onore né alle istituzioni democratiche né all’informazione italiane. Sarebbe bene che un giorno, quando si saranno calmate le acque e si potrà parlare dello statista Berlusconi senza toccare nervi scoperti, la si spolpasse di tutte le sovrastrutture retoriche e polemiche accumulate in sei mesi per andare all’essenza di un lavoro sulle fonti di grande rilevanza. Così come del rapporto del potere con le circostanze verificabili.
Curiosamente, di questa inchiesta più che il metodo (confronto di dichiarazioni, incrocio di fonti, condivisione grezza dei materiali raccolti, aggiornamento nel tempo) resta la confezione. Le “dieci domande” sono diventate un genere giornalistico e paragiornalistico abusato, un luogo comune ostinato …
In morte di Levi-Strauss
[Comparso già da qualche giorno, “un articolo apparentemente strano: è quello che scrisse nel 1997, poco dopo i funerali di Lady Diana Spencer. Ma fa capire molto bene a cosa serve lo sguardo di un (grande) antropologo”. Ho avuto tempo solo ora di leggerlo, e ne copio qua la parte finale: si vada a vedere il collegamento.]
L’opera di un giovane etnologo cinese formatosi in Francia (Cai Hua, Une societé sans père ni mari. Le Na de Chine, Paris, Presse Universitaire de France) viene ora a fornire nuova documentazione riguardo alla posizione eminente occupata dallo zio materno in alcune società esotiche. I Na, un gruppo etnico che vive in Cina, alle pendici dell’ Himalaya, possiede un sistema familiare e sociale notevole da tutti i punti di vista, che già nel XIII secolo, aveva destato la curiosità di Marco Polo. La cellula domestica, che si osa appena chiamare famiglia tanto si allontana dalle nostre abituali concezioni, si compone di un fratello, di una sorella e dei figli di quest’ ultima.
Questi figli, che appartengono esclusivamente alla stirpe materna, sono il frutto dei rapporti sessuali che la donna può avere con tutti gli uomini non imparentati (poiché la proibizione dell’ incesto viene applicata anche qui, come altrove). A volte relativamente durevoli, le unioni si riducono più spesso a furtive visite senza domani. La donna può accogliere un numero illimitato di queste visite, alle quali gli uomini si dedicano assiduamente al calare della notte.
Quando nasce un bambino, non vi è modo, dunque, di sapere quale di questi amanti occasionali ne sia il padre. Ciò, d’ altronde, non costituisce una preoccupazione: la nomenclatura della parentela non contempla alcun termine al quale si possa attribuire il significato di “padre” o di “marito”. L’ autore di queste interessanti osservazioni crede, non senza ingenuità di aver scoperto un caso eccezionale, che mette in discussione tutte le idee correnti sulla famiglia. Fa, così, un doppio errore. I Na rappresentano un caso, forse estremo, di un sistema di cui si conoscono, da tempo, altri esempi, soprattutto in Nepal, nel Sud dell’ India e in Africa. E la struttura familiare che essi illustrano, lungi dal desautorare le teorie vigenti, offre semplicemente una immagine simmetrica e inversa alla nostra. Queste società hanno abolito la categoria di marito come le nostre hanno abolito la categoria dello zio materno (per la quale le nostre nomenclature di parentela non hanno più termini distintivi). Una famiglia che non contempli il ruolo di marito non deve sorprenderci. In tutti i casi, non più di quella famiglia, che a noi sembra del tutto naturale, che non attribuisce alcun ruolo allo zio materno. Nessuno pretende che le nostre società infirmino le proprie teorie di parentela e di matrimonio. Lo stesso discorso è valido per i Na. Vi sono, semplicemente, società che non attribuiscono affatto - o non attribuiscono più - alla parentela e al matrimonio un valore normativo, atto ad assicurare il loro funzionamento, e che si affidano ad altri meccanismi. I sistemi di parentela e il matrimonio, infatti, non rivestono la stessa importanza in tutte le culture. Ad alcune, essi forniscono il principio regolatore delle relazioni sociali. In altre, come nella nostra e, senza dubbio, in quella dei Na, questa loro funzione è assente o comunque molto attenuata. Dove ci portano queste riflessioni, il cui punto di partenza è stato un avvenimento che ha sconvolto, qualche mese fa, l’ opinione pubblica? Per meglio comprendere alcune risorse profonde del funzionamento delle società non si può ricorrere soltanto ad esempi lontani nel tempo e nello spazio. Una volta per interpretare usanze, antiche e recenti, di cui non si comprendeva più il senso, ci si rivolgeva in modo quasi automatico all’ etnologia, che le considerava sopravvivenze o vestigia di stadi di civiltà ancora attuali presso i popoli selvaggi.
A dispetto di questo desueto primitivismo, ci siamo accorti che alcune forme di vita sociale e alcuni tipi di organizzazione ben attestati nella nostra storia possono, in determinate circostanze, ridivenire attuali e gettare retrospettivamente luce su società molto lontane da noi nel tempo o nello spazio. Tra le società cosiddette complesse o evolute e quelle a torto definite primitive o arcaiche, la distanza è minore di quanto non si possa credere.
miliardi di euro per la Difesa. E’ uno dei tanti dati contenuti nel saggio ‘Il caro
armato’, appena pubblicato da Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo) e
Massimo Paolicelli (Associazione Obiettori Nonviolenti).
Il testo, edito da Altreconomia, spiega come questi costi siano da imputare alle
oltre trenta missioni militari italiane all’estero, al mantenimento di un esercito
professionale di 190mila uomini (dove il numero dei comandanti - 600 generali e
ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali - supera quello
dei comandati), ma soprattutto all’acquisto di costosissimi armamenti: dai nuovi
sistemi d’arma dalla portaerei Cavour (1,4 miliardi di euro), alle fregate Fremm (5,7
miliardi) ai 131 cacciabombardiere F-35 (13 miliardi). Alla faccia della crisi
economica. - Peacereporter (via curiositasmundi) (via seia) (via emmanuelnegro)
