Logoterapia

Month

August 2011

“Che differenza c’è tra rete e comunità reale?
«La prima è il luogo della libertà. La seconda della sicurezza. Sulla comunità si può contare come su un vero amico. E’ più affidabile. Ma anche più vincolante. Ti controlla. La rete è libera, ma serve soprattutto per i momenti di svago. E per uscire dalle relazioni in fondo basta spingere il tasto delete. Però mi pare che siamo tutti d’accordo sul fatto che tra abbracciare qualcuno e “pokarlo” ci sia differenza».

In rete però si possono trovare anche 300 amici al giorno.
«Decisamente molti di più di quelli che io ho avuto nei miei 86 anni di vita. Robin Dunbar, che insegna antropologia evoluzionistica a Oxford, dice che la nostra mente non è predisposta per avere più di 150 rapporti significativi».

[…]

Perché abbiamo bisogno di un confessionale virtuale?
«Siamo fatti così, ci serve la società per essere felici. Vogliamo essere individui speciali, diversi, con sogni unici. Ma quando abbiamo lavorato così duramente per creare la nostra identità dobbiamo andare in piazza e vederla confermata».

Mancanza di autostima?
«Natura. L’identità è un segreto e una contraddizione in termini. L’arena pubblica è l’equivalente dell’Agorà. Solo che adesso è popolata dal racconto di problemi privati. Il talk show è la piazza. E il nostro modello non sono i politici, ma le celebrità. E chi sono le celebrità? Persone conosciute per essere molto conosciute. Su Facebook c’è una rubrica specifica. Si chiama: “I like it”. Sono gli altri che esprimono il loro apprezzamento per quello che facciamo. E il numero delle persone che ci visitano definiscono il nostro successo. E’ la società dei consumi. Se non ti vendi sei destinato a una vita miserabile».”
—Zygmunt Bauman: “Se non ti vendi la tua vita è miserabile”
Aug 31, 20116 notes
“La Slovacchia, prospero paese della «civile» Europa ha varcato il Rubicone che separa la soglia minima della democrazia dalla mentalità che caratterizza il nazismo.
Il governo ultraconservatore e razzista di quel Paese ha ipocritamente travestito la proposta di legge che favorisce ed incentiva la strilizzazione volontaria delle donne povere, ovvero rom, con il crisma di uno scopo di utilità sociale. I nazisti e i razzisti di una volta erano schietti, criminalmente onesti. Questi omuncoli di oggi sono vigliacchi, indossano la maschera del perbenismo, rifiutano l’appellativo di razzista che gli è proprio, pretendono di operare a fin di bene.
Ma la Slovacchia è solo la punta dell’iceberg. Per tutta l’Europa serpeggia la vocazione razzista e xenofoba delle forze di quella destra nazionalista o regionalista come la nostra Lega Nord ma non è infrequente ascoltare anche esponenti delle forze riformiste riconoscere le ragioni del buonsenso all’intolleranza nei confronti di rom e sinti.
Questa connivenza a mezza voce è a mio parere la cosa più infame. Ma che accadrebbe se questa logica da fogna venisse proposta nei confronti degli ebrei. Apriti cielo! L’intera Europa rovescerebbe sulla piccola Slovacchia un bombardamento mediatico con l’artiglieria pesante della retorica della Shoa e il suo governo farebbe una frettolosa retromarcia.
Ma la vera domanda è: a che serve l’Europa unita se non è in grado di imporre pesantissime sanzioni ai governi razzisti, fino a decretarne l’espulsione? Perché è mai nata l’Europa? Per tenere attaccata con lo sputo la moneta unica? O per prosternarsi davanti ai «mercati» e leccarne i piedi?”
—Moni Ovadia, Quest’Europa razzista e nazista [mi si scusi se lo ha già postato qualcuno]
Aug 31, 201121 notes
Aug 31, 2011380 notes
“Caso Aldrovandi, i giudici di Appello: “La Questura ordinò di manipolare la verità” —oggi sul Fatto, da leggere tutto. (via ze-violet)• (via novaffanculotu)
Aug 31, 201131 notes
#aldro #megafoni&fucili
Anonymous dichiara guerra a Facebook: ''Il 5 novembre sarà distrutto" → it.peacereporter.net

Il gruppo di attivisti hacker Anonymous si prepara ad attaccare Facebook. Il colosso dei social network è accusato di fare un uso distorto dei dati dei suoi utenti e di “vendere informazioni private ad agenzie governative”.

“Tutto quello che fate su Facebook resta su Facebook, a prescindere dalle vostre impostazioni di privacy” e per questo “merita di essere distrutto”. E’ quanto dichiara un portavoce del gruppo attraverso un video pubblicato su Youtube, in cui una voce alterata da un congegno elettronico fissa la data della “Operazione Facebook” al prossimo 5 novembre.

Questa data è significativa: il 5 novembre In Gran Bretagna è l’anniversario della Congiura delle Polveri, cioè di quando, nel 1605, Guy Fawkes aveva tentato di far saltare in aria il Parlamento inglese.

Aug 11, 201120 notes
Schierati in strada 13 mila agenti. Duecento le persone arrestate nella capitale la scorsa notte → it.peacereporter.net
Aug 9, 20112 notes
“Pare proprio che a salvare la patria in mutande dovranno essere i pensionandi. Decine di migliaia di lavoratori che, dopo aver sgobbato fin da ragazzi e pagato contributi previdenziali per decine e decine di anni, arrivati a poche buste paga dal traguardo stanno per sentirsi dire che la loro pensione è diventata un lusso insostenibile. I nullatenenti con yacht a carico, le società municipalizzate che proliferano come funghi velenosi: queste e altre minuzie possono aspettare. La vera urgenza è il taglio di un diritto maturato, e autofinanziato, per tutta una vita. E’ un’ingiustizia, quindi si farà. Nel più totale disprezzo dei progetti di quelle persone, che ora rischiano di annegare nell’incertezza insieme con le loro famiglie. Un’ingiustizia e anche un controsenso: come riusciranno i giovani a entrare nel mondo del lavoro, se si impedisce ai diversamente giovani di uscirne?” —Massimo Gramellini (via La colpa di vivere - LASTAMPA.it). (via gravitazero)
Aug 9, 201138 notes
Aug 9, 201113 notes
Recuperare risorse? Si cominci tagliando i costi della religione → uaar.it

La gravità della crisi economica è tale che tutti parlano di ridurre gli sprechi. Molti parlano di sforbiciare i privilegi della casta politica, ma nessuno, proprio nessuno, parla invece di intervenire sugli enormi contributi che lo Stato eroga ogni anno per fini religiosi.
L’UAAR ricorda che, anche solo lasciando allo Stato la quota delle scelte inespresse dell’Otto per Mille, si recupererebbero ogni anno oltre seicento milioni di euro. Ed introducendo l’ICI sui beni ecclesiastici ad uso commerciale, azzerando l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione destinati all’edilizia di culto ed eliminando, come Costituzione comanda, ogni onere statale per la scuola privata, la cifra aumenterebbe in modo ancora più sostanzioso.
L’entità della somma che finisce nelle tasche delle organizzazioni ecclesiastiche è sconosciuta persino al governo, e ciò dimostra come in Italia esista una realtà economica semisommersa che sfugge ai controlli. Se bisogna stringere la cinghia, conclude l’UAAR, giustizia vuole che si cominci da chi gode dei privilegi più sostanziosi.

Aug 9, 201110 notes
Via “Falcone e Borsellino”, a Parma il parco si chiamerà “Vianello e Mondaini” → letteraviola.it
Aug 9, 20115 notes
“Ho implorato un amico della redazione economica di spiegarmi che cosa sta succedendo. «Hai presente Wile Coyote sull’orlo del precipizio, quando si aggrappa a una roccia che fra un attimo si sgretolerà? Ecco, Wile Coyote siamo noi». Non ho avuto il coraggio di chiedergli chi è Beep Beep. Mi sono invece tuffato fra le agenzie di stampa, alla ricerca di qualcuno che mi rassicurasse sulla solidità della roccia. 1. L’ufficio banalità della Casa Bianca: «I mercati salgono e scendono». 2. L’euro-banchiere Trichet, quello col carisma di una gelatina alla frutta: «In Europa non c’è la decrescita, ma la decelerazione della crescita». 3. Il presidente del Consiglio, in conferenza stampa: «Le azioni Mediaset sono solide, se avessi dei risparmi li investirei lì». 4. Il presidente di un ente pubblico (il governo) invita i suoi associati (gli italiani) a comprare azioni di un’azienda privata di sua proprietà (mi scuso per la ripetizione, ma è come con l’ipnosi: la prima volta uno non riesce a crederci). 5. Il ministro della Chiarezza, Sacconi: «Di fronte a una giornata di tempesta dei mercati finanziari e mobiliari, l’Italia nella sua convergente dimensione istituzionale, economica e sociale vuole rispondere all’instabilità globale accompagnando il percorso di disciplina di bilancio già delineato con la maggiore crescita». 6. La vicepresidente della Compagnia di San Paolo, suor Giuliana: «A questo punto non ci resta che pregare».

L’unica ad avere una strategia mi sembra suor Giuliana.”
—La suora e Wile Coyote
Aug 5, 201129 notes
Play
Aug 5, 20113 notes
'Sparategli!', viaggio nel Terzo mondo d'Italia. Intervista a Jacopo Storni, autore del libro-inchiesta che racconta chi sono e come vivono "i nuovi schiavi" del nostro Paese → it.peacereporter.net
Aug 3, 20111 note
“discernere è il compito del pensiero critico. Dico “discernere”, che mi sembra diverso dall’operare separazioni nette. Ma per quanto riguarda l’esempio Saviano / Gomorra, proprio il Book Bloc può aiutarci, perché quel fatidico 14 dicembre ci ha offerto la rappresentazione più plastica ed esplicita di una ribellione del libro al suo autore (e viceversa, ovviamente). Perché Saviano condannò gli scontri e la “violenza”, partendo da un’analisi a nostro dire del tutto erronea (che purtroppo ribadì nei giorni seguenti), mentre Gomorra era sugli scudi, era uno dei libri del Book Bloc, e a quegli scontri prese parte.

Non sono del tutto d’accordo, quindi, con chi pensa che su Gomorra graverà sempre l’ipoteca del suo autore ormai – e certo non solo per sua colpa – troppo larger than life. Credo che Gomorra sia un’opera destinata a svincolarsi, presto o tardi. Ne ha manifestato l’intenzione. Ma su questo rimando all’analisi più dettagliata che feci due anni fa nella mia risposta a Tiziano Scarpa.

Detto ciò, io spero che un giorno anche Saviano riesca a “desavianizzarsi”, perché comunque gli voglio bene. Ma non dipende solo da lui.”
—Wu Ming 1
Aug 2, 201114 notes
“Nell’avvicinarsi della seconda guerra mondiale Bertolt Brecht definì sarcasticamente il modo in cui i filosofi della Scuola di Francoforte vi si preparavano «il Grand Hotel sull’orlo dell’abisso». Con facile battuta, si potrebbe parlare degli atteggiamenti messi in atto, di fronte alla crisi che si annuncia e sovrasta tutti, dagli artisti, saggisti, giornalisti, funzionari della cultura e delle politiche culturali italiani e in molto minor misura europei, come di un «motel sull’orlo dell’abisso».

E c’è da stupirsi che tra le tante e geniali invenzioni dei nostri assessori alla cultura e dei loro consulenti non ci sia stato chi abbia pensato, in questa estate 2011, a un festival della crisi e magari dei possibili abissi, in mezzo i tanti festival nuovi, dei sensi e della felicità, del pensiero e della parola (e cioè, come tutti, della chiacchiera), della religione e dell’etica, della storia e della matematica, della scienza e del diritto… Senza dimenticare i super-festival «storici» di Venezia e di Mantova.

Pensavamo che, con la crisi iniziata nel già lontano 2008, con i tagli ministeriali, con la perdita di peso degli assessori alla cultura quali grandi procacciatori del consenso ai partiti, e insomma con le considerazioni che bisognerebbe far tutti su un regime e un’epoca morenti e la conseguente necessità di un cambio di rotta, pensavamo che anche la voga dei festival culturali, costosa e spettacolare e per forza di cose allegrotta (festival viene da festa) andasse scemando. E invece no, quest’anno ci sono più festival dell’anno scorso e i nuovi hanno titoli e temi i più originali e bizzarri. Sulle passerelle i nomi noti e meno noti, seri e meno seri della cultura non cessano di sfilare e pontificare applauditi da un pubblico ora scarso, quando i nomi non sono proprio famosi, anche se magari sono i più seri, e ora massiccio, quando sfilano i super-divi – spesso super-pagati perché trascinano folle, come si dice, «da stadio», al contrario degli altri cui spesso non si dà che viaggio e ospitalità perché si accontentano di poter sfilare.

Il motel - o il circo - sull’orlo dell’abisso? Certamente il Paese non sembra ancora rendersi conto dei tempi che corrono, e il lungo trentennio 1980-2010 ha provocato un sonno/sogno collettivo che esclude nei più la capacità di rendersi conto e soprattutto di reagire. Si uscì da un altro e più pesante fascismo, il «ventennio» per definizione, grazie a una guerra mondiale e a due anni di guerra civile. Da questi 30 anni senza tragedia si esce castrati nelle nostre reazioni, e quand’anche qualcosa ce la faccia a muoversi, ecco che tutti i partiti e le istituzioni concordemente fanno quadrato e condannano senza discutere, sia che si tratti di un voto massiccio (il referendum, dei cui sbalorditivi risultati i partiti si sono serviti solo per aggiustare i rapporti tra loro: due cose in più a te e due in meno a me e sul fondo nulla che cambia), di una chiara manifestazione di disobbedienza civile o di una sassaiola – e in quest’ultimo caso il «sistema» si ricompatta con una rapidità supersonica. Ma è ben poco quel che si muove, anche se destinato ineluttabilmente a crescere, data la miseria della risposta istituzionale alla crisi.

E’ chiaro - vedi gli Usa - che i super-ricchi rifiutano di essere loro a pagare per i guai che hanno combinato. È chiaro che coloro che sono preposti alla soluzione della crisi sono gli stessi che l’hanno provocata, e che i mezzi che usano sono gli stessi che hanno portato alla crisi. E’ chiaro che il loro ricatto è la parabola di Menenio Agrippa. Siamo sulla stessa barca, dicono i potenti, e invece no, siamo su due barche diverse, e loro faranno di tutto perché ad affondare per prima sia la nostra.

Che i tempi che si annunciano siano molto bui, che il ritorno dalle ferie sarà per i più o malinconico o spaventante, e per alcuni forse anche tragico, e che il governo del pianeta e dell’Italia sia in mano a degli irresponsabili, dovrebbero essere cose chiare a tutti. «Que se vayan todos!» hanno gridato gli spagnoli, e sono riusciti quantomeno a mandare a casa Zapatero, che non è certo peggiore di Berlusconi (o di Bersani), mentre i motti della maggioranza del nostro popolo continuano a essere, più o meno, «chi se ne frega» e «pensa a te e alla famiglia tua», e quello degli intellettuali e artisti «che conta il resto, se posso esprimermi, e farmi conoscere e comprare?». Dunque: viva i festival e le feste e le sagre dell’estate - l’ultima estate buona per consumare ciò che resta dell’abbondanza di ieri? L’estate è nel suo pieno e la festa continua, la grande fiera delle illusioni, il grande festival dei lotofagi. Ci sembra opportuno tentare di rovinare la festa a qualcuno, facciamo dunque le Cassandre: l’estate dura pochissimo, l’inverno è molto vicino, tra tre mesi ci siamo.”
—Goffredo Fofi, Ma che belli questi festival che danzano sull’orlo dell’abisso
Aug 2, 201118 notes
Next page →
2012 2013
  • January
  • February
  • March
  • April
  • May
  • June
  • July
  • August
  • September
  • October
  • November
  • December
2011 2012 2013
  • January
  • February
  • March
  • April
  • May
  • June
  • July
  • August
  • September
  • October
  • November
  • December
2010 2011 2012
  • January
  • February
  • March
  • April
  • May
  • June
  • July
  • August
  • September
  • October
  • November
  • December
2009 2010 2011
  • January
  • February
  • March
  • April
  • May
  • June
  • July
  • August
  • September
  • October
  • November
  • December
2008 2009 2010
  • January
  • February
  • March
  • April
  • May
  • June
  • July
  • August
  • September
  • October
  • November
  • December
2008 2009
  • January
  • February
  • March
  • April
  • May
  • June
  • July
  • August
  • September
  • October
  • November
  • December