Logoterapia

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July 2011

Non siete così peggio di Breivik - Leonardo → leonardo.blogspot.com

gravitazero:

[…]

Nel frattempo dobbiamo sopportarvi, ma non è che ci facciate meno schifo di Breivik. Un po’ meno paura, forse: e forse abbiamo torto. Perché non sarete lucidi e conseguenti quanto Breivik, ma quando volete sapete uccidere meglio di lui, con più pulizia e senza pagarne le conseguenze.

A un simpatico leghista moderato come il ministro Maroni, a quel mattacchione ex-post-fascista sdoganato del ministro La Russa, basta lasciare soltanto due motovedette a pattugliare un largo braccio di mare all’apice dell’emergenza profughi in Libia, e il Canale di Sicilia si riempie in pochi giorni di quelle centinaia di cadaveri di fronte ai quali Breivik perde tutto il suo carisma folle e si rivela per quel che è: un dilettante, che ora andrà in galera. Voi invece restate al governo. Ma non è che mi facciate meno schifo di Breivik, o che mi sembriate meno pazzi di lui.

…

.

Jul 28, 201136 notes
Fate voi

eclipsed:

Roma, 27 aprile 2011, ore 19.30. Ci troviamo in Via del Teatro Marcello, alla fermata dei bus.

Un improvviso acquazzone costringe noi tutti in attesa del bus a ripararci come possiamo. Siamo tutti o quasi a mezze maniche, d’altra parte.

Io mi piazzo sotto gli ombrelloni che vedete nella foto. Considerate peraltro che non c’erano i vasi, quindi stavo praticamente su di un marciapiede libero. Tempo trenta secondi, arriva il proprietario.

Barista: “Te ne devi anna’!”
Io: “Ma sta piovendo, si rende conto? Un po’ di umanità!”
Barista: “Nun me ne frega, me occupi er passaggio!”
Io: “Mi scusi, ma io sono su un marciapiede, non mi pare proprio che lei abbia il diritto di cacciarmi. E’ suolo pubblico questo!”
Barista: “Suolo pubblico? Ma nun hai capito? TE NE DEVI ANNA’!”
Io: “Ah sì? E chiami i vigili allora, vediamo se ho diritto o meno a stare su un marciapiede pubblico!”
Barista: (fa il gesto di chi carica la mano per dare uno schiaffo) “Io te meno, tu non hai capito, te ne devi anna’! (mi spintona)
Io: “Ma è impazzito? Ma si rende conto? Lei mi sta aggredendo! La smetta subito o mi rivolgo alle forze dell’ordine!”
Barista: (mi spintona di nuovo) “chiama chi cazzo te pare!” (mima il gesto di chi vuole darti una testata)
Io: “Lei è impazzito, io vado alla Polizia!”
Barista: “vedi d’annattene affanculo!”

Orbene, giro l’angolo e c’è una camionetta di militari, quelli che La Russa qualche anno fa ha deciso di piazzare a casaccio davanti ad alcune ambasciate.

Io: “Salve, mi scusi… (descrivo l’accaduto)”
Militare: “Guardi, noi non possiamo fare niente, siamo di sorveglianza qui… provi ad andare dai Carabinieri che stanno davanti l’Altare della Patria”.

Mi reco quindi dai Carabinieri che stanno davanti l’Altare della Patria.

Io: ”Salve, mi scusi… (descrivo l’accaduto)”
Carabiniere: “Guardi, noi non possiamo fare niente, siamo di sorveglianza qui… vada al comando di Polizia lì di fronte, attraversi Piazza Venezia”.

Non capendo bene dove mi avesse consigliato di andare, mi dirigo verso un altro posto di Polizia, che non nomino perché… capirete.

Io: ”Salve, mi scusi… (descrivo l’accaduto)”
Poliziotto: ”Allora, lei può fare due cose. Uno, va in ospedale e dice che glie fa male a’ spalla, a’ testa, che ha sbattuto sul muro…”
Io: “Mi scusi, ma io non ho sbattuto da nessuna parte, sto benissimo, è solo che vorrei capire se era mio diritto o meno stare su quel marciapiede, e segnalare che c’è una persona che mi ha aggredito!”
Poliziotto: “E ho capito, ma lei va in ospedale, se fa fa’ er referto, glie danno tre giorni e poi sporge querela… solo che è ‘na querela tra du parti… praticamente nun glie faranno n’cazzo”
Io: “ah… e la seconda cosa?”
Poliziotto: “torna là e chiama ‘na volante al 113”
Io: “col rischio che quello mi rimette le mani addosso?”
Poliziotto: “di più non possiamo fare”

Ora, io non voglio citare ancora quanto accaduto a me nei giorni scorsi, ché sennò pare veramente che sto facendo il piangina. Rilevo solo che oggi sono stato aggredito, ma non c’è nessun modo, a quanto pare, per far capire alla persona che mi ha aggredito che ha fatto una cosa sbagliata, e che non dovrebbe mai più permettersi di insultare e mettere le mani addosso alle persone.

Jul 28, 201165 notes
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Jul 28, 201110 notes
“Il comunismo è morto, il capitalismo trionfa, si sosteneva alcuni anni fa. I più intelligenti aggiungevano: il capitalismo (o se preferite, il libero mercato) è il sistema economico meno imperfetto. Oggi abbiamo la certezza che questo sistema fa schifo. Dal 2008 è avvitato in una crisi spaventosa generata da una speculazione selvaggia alla quale nessuna organizzazione internazionale o stati nazionali è riuscita a porre argini. Una crisi costata migliaia di miliardi che sembrava risolta: l’economia aveva ripreso a crescere e le previsioni erano ottimiste. Ma quello al quale stiamo assistendo smentisce ogni previsione.
Il sistema globale è nel vortice di una nuova crisi finanziaria che rischia di produrre effetti disastrosi, peggiori di quella iniziata oltre 3 anni fa alla quale sono state messe «toppe» gigantesche che hanno contribuito a destabilizzare i conti di molti stati. Il salvataggio delle grandi banche - troppo grandi per essere lasciate fallire - e il loro temporaneo passaggio alla proprietà pubblica non è servito a nulla.
O meglio è servito unicamente a riarmare la speculazione a darle certezza dell’impunità e la convinzione che i profitti erano destinati a tornare privati e le perdite a essere socializzate.

Quella che abbiamo di fronte è una crisi fiscale degli stati: l’impossibilità di onorare i debiti sovrani. È una crisi che coinvolge il centro dell’impero (gli Usa), le medie potenze (Italia e Spagna) e soprattutto piccoli paesi come Irlanda, Portogallo e Grecia. E su questi paesi si accaniscono le società di rating (sostanzialmente tre colossi statunitensi) che danno - non richiesti - giudizi feroci su i paesi che sono nei guai. Mentre in passato avevano fatto finta di non vedere che banche e società di grido erano sull’orlo del fallimento e ne suggerivano acquisti di azioni e prestiti di capitali.

Ma sarebbe assurdo ridurre questa crisi a un fatto unicamente finanziario. Da un punto di vista ideologico la crisi nasce dall’anarchia del capitalismo e, in pratica. dall’incapacità degli stati di eliminare, o quantomeno ridurre, le sperequazioni nella distribuzione dei redditi. Che, anzi, con l’ultima crisi sono peggiorate.

Di più: stiamo assistendo a una crescita sempre più condizionata dalle lobby delle imprese produttrici di armi che sottraggono risorse, pubbliche, a una crescita diversa. Quello che è peggio che tutte le soluzioni per uscire dalla crisi puntano non su una distribuzione dei redditi, ma su un peggioramento delle condizioni del lavoro e di vita di chi è già strangolato.
Degli indici di borsa ci interessa poco, ma le condizioni di vita, degli italiani come dei greci, non possono essere decise dagli apologeti del capitalismo.”
—Galapagos, LA BORSA E LA VITA, LE DUE CRISI SI TOCCANO, dal Manifesto di oggi (abbonatevi)
Jul 28, 201118 notes

eclipsed:

stripeout:

“” Miei cari, che spettacolo! Mi trovo faccia a faccia con la volontà del popolo. Voi siete la volontà del popolo. Migliaia e migliaia di norvegesi – a Oslo e in tutto il paese – fanno la stessa cosa stasera. Occupano le strade, le piazze, gli spazio pubblici con lo stesso messaggio di sfida: abbiamo il cuore a pezzi, ma non ci arrendiamo. Con queste fiaccole e queste rose mandiamo al mondo un messaggio: non permetteremo alla paura di piegarci, e non permetteremo alla paura della paura di farci tacere. Il mare di gente che vedo oggi davanti a me e il calore che sento da tutto il paese mi convince che ho ragione. La Norvegia ce la farà. Il male può uccidere gli individui, ma non potrà mai sconfiggere un popolo intero. Questa sera il popolo norvegese sta scrivendo la storia. Con le armi più potenti del mondo – la libertà di parola e la democrazia – stiamo disegnando la Norvegia per il dopo 22 luglio 2011. Ci saranno una Norvegia prima e una Norvegia dopo il 22 luglio. Ma sta a noi decidere come sarà la Norvegia. La Norvegia sarà riconoscibile. La nostra risposta ha preso forza durante le ore, i giorni e le notti difficili che abbiamo dovuto affrontare, ed è ancora più forte questa sera: più apertura, più democrazia. Determinazione e forza. Noi siamo questo. Questa è la Norvegia. Ci riprenderemo la nostra sicurezza! Dopo gli attacchi di Oslo e Utøya, abbiamo affrontato uniti lo shock, la disperazione e il lutto. Continueremo a esserlo, ma non sarà sempre come è adesso. Lentamente, qualcuno inizierà per primo a essere in grado di riaffrontare la vita di tutti i giorni. Per altri ci vorrà più tempo. È importante che siano rispettate queste differenze. Tutte le forme di lutto sono ugualmente normali. Dovremo comunque prenderci cura l’uno dell’altro. Dimostrare che è qualcosa cui teniamo. Dobbiamo parlare con quelli per cui è stata più dura. Dobbiamo essere umani e fraterni. Noi riuniti qui questa sera abbiamo un messaggio per tutti quelli che hanno perso qualcuno cui volevano bene: siamo qui per voi. Guarderemo anche in avanti per la Norvegia dopo il 22 luglio 2011. Dobbiamo fare attenzione a non arrivare a conclusioni affrettate mentre siamo un paese in lutto, ma ci sono alcune cose che ci possiamo promettere questa sera. Prima di tutto, oltre tutto questo dolore, possiamo intravedere qualcosa di importante che ha messo le sue radici. Ciò che vediamo questa sera potrebbe essere la più grande e la più importante marcia che il popolo norvegese abbia mai condotto insieme dalla Seconda guerra mondiale. Una marcia per la democrazia, per la solidarietà e per la tolleranza. Le persone in tutto il paese sono fianco a fianco in questo momento. Possiamo imparare da questo. Possiamo fare più cose come questa. Ognuno di noi puoi contribuire a costruire una democrazia un po’ più forte. Questo è ciò che vediamo ora qui. In secondo luogo, voglio dire questo a tutti i giovani raccolti qui. Il massacro di Utøya è stato un attacco contro il sogno dei giovani di rendere il mondo un posto migliore. I vostri sogni sono stati interrotti bruscamente. Ma i vostri sogni possono essere esauditi. Potete tenere vivo lo spirito di questa sera. Voi potete fare la differenza. Fatelo! Ho una semplice richiesta per voi. Cercate di essere coinvolti. Di interessarvi. Unitevi a una associazione. Partecipate ai dibattiti. Andate a votare. Le elezioni libere sono il gioiello di quella corona che è la democrazia. Partecipando, voi state pronunciando un sì pieno alla democrazia. Infine, sono infinitamente grato di vivere in un paese dove, in un momento così critico, il popolo scende nelle strade con fiori e candele per proteggere la democrazia. Per commemorare e onorare le persone che abbiamo perso. Questo dimostra che Nordahl Grieg aveva ragione: «Siamo così pochi in questo paese, che ogni caduto è un fratello e un amico». Ci porteremo tutto questo con noi mentre iniziamo a mettere insieme la Norvegia del dopo 22 luglio 2011. I nostri padri e le nostre madri ci avevano promesso: «Non ci sarà mai più un 9 aprile». Oggi diciamo: «Non ci sarà mai più un altro 22 luglio».”

—

..il discorso del Premier della Norvegia al suo Paese..

..e all’Umanità..

..tutta.

no vabbé, queste parole sono commoventi

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Jul 27, 2011100 notes
“Danimarca e Italia sono i soli paesi dell’Europa occidentale che hanno un pizzico di leadership saggia.” —Anders Behring Breivik
Jul 27, 20118 notes
Jul 27, 20113,759 notes
“La lotta contro i fascismi e i “leghismi” è dunque più attuale che mai. Studiare quella brodaglia ideologica fa schifo ma è più che mai necessario. E quando l’ennesimo commentatore vi dirà che l’antifascismo è cosa “del passato”, pensate ai vermi brulicanti in questo momento nel ventre d’Europa, e sarà facile capire che quel “passato” è importante, perché la resistenza va fatta sempre, perché partigiani lo si è tutti i giorni, perché non importa quali “cocktail” ideologici siano di volta in volta à la page nei milieux fascisti: gira che ti rigira, volta che ti rivolta, i fascismi sono fascismi, e l’antifascismo li combatte tutti.” —Perché voglio bene agli Yo Yo Mundi / Prima parte: #Genova2001, «Sciopero», #Utoya, questi anni
Jul 27, 20115 notes
Trova le differenze

gravitazero:

Il multiculturalismo è il terreno di coltura di un’ideolo­gia razzista­ che fa proseliti tra quanti hanno la sensazione di non risie­dere più a casa loro, che presto si ri­durranno a essere minoranza e for­se a esserne allontanati. Ecco per­ché multiculturalismo e razzismo sono di fatto due facce della stessa medaglia. La mia conclusione? Se vogliamo sconfiggere questo razzi­smo d­obbiamo porre fine al multi­culturalismo.

- Magdi Cristiano Allam, Il Giornale

We must destroy multiculturalism; deconstruct it, delegitimise it, and acknowledge it as the Utopian self-destructive fantasy that it is.

- Anders Behring Breivik, A European Declaration of Independence - 2083

C.V.D.

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Jul 27, 201146 notes
Jul 27, 2011156 notes
Questa destra e questo paese

solodascavare:

Partiamo dal principio, una cosa per volta. 

I fatti: un biondissimo Cristiano, estremista di destra, ha fatto fuori circa 100 persone in Norvegia. Con un giro largo di perifrasi (che sarebbe un giro giro largo largo di parole parole) alcuni politici e giornalisti hanno cominciato ad attaccare la società multiculturalista.

In pratica, hanno rafforzato e dato spago alle idee di un pazzo. Hanno detto che la violenza è una cosa sbagliata, poi sono passsati ad affermare che, tutto sommato, il nazista norvegese non aveva delle idee folli sulla guerra santa ai musulmani. Hanno affermato che la guerra ad una società aperta è una cosa giusta. Tutto questo sullo sfondo dell’omicidio di cento ragazzini tra i dieci e i quindici anni.

A fare eco a queste prese di posizione c’è parte della destra mondiale, dalla Lega Nord a Feltri, fino ad arrivare al Jerusalem Post. La chiesa cattolica non parla. In pratica la “politica” di destra, perdente sul versante economico e finanziario, incapace di gestire la crisi (è sotto gli occhi di chiunque), tende ad estremizzare polemiche infilando i propri grassi culi nel letame.

In assenza di argomentazioni e obbiettivi raggiunti (o raggiugibili), spronare le proprie truppe a scendere in guerra è l’unica cosa che la destra ha in mano. Invece, dovrebbero sparire, ammutoliti e schiacciati dal silenzio dello scempio che hanno contribuito a produrre.

Un mondo senza questa destra, questa destra, questa destra, questa destra, questa destra, questa destra, 
sarebbe sicuramente un mondo più sicuro e civile. 

Per quanto riguarda l’Italia c’è poco da aggiungere. Un paese che non ha più il senso della civiltà si affanna a dire che il problema è la soluzione trovata da altri (vedi la civile convivenza). E’ lo stesso paese che si preoccupa del fatto che al massimo, il killer, potrà essere condannato a 21 anni, lo stesso Paese che dava risalto al fatto che ”la gente volesse linciare il tizio” e poi guardando le immagini, “la gente che voleva linciarlo” era uno che avrà avuto 20 anni. Uno solo.

Siamo un paese che fa ridere pure quando c’è solo da piangere  

Jul 27, 201133 notes

nipresa:

se ti bevi due birre ti trattano come un criminale, se insulti un gay no. Questa è la gente che ci comanda: polverosi vecchietti che non sanno cosa sia Google, che se muore qualcuno fanno la visita di condoglianze portando zucchero e caffé, che bevono cordiale, che hanno il centrino sopra la televisione.

Jul 27, 201189 notes
Tre passi nel delirio (virtuale e non) - di Lara Manni

La Waterloo del giornalismo.
Venerdì, tardo pomeriggio. Rientro a casa, accendo il computer e accendo, contemporaneamente, la televisione. Apertura del Tg3. La direttrice, Bianca Berlinguer, esordisce dicendo “Sono tornati. Il terrorismo internazionale è tornato”. Consulto il sito di Repubblica. La pista della jihad è quella data quasi per scontata. Ora, io non sono certo un’esperta in terrorismo: ma l’idea di un jihadista che compie una strage atroce, in un isolotto norvegese, mi ha richiamato alla mente più Columbine che Aldgate. Così, in rapida successione, mi sono collegata con il sito della Bbc e con quello del Guardian: su quest’ultimo venivano pubblicati aggiornamenti continui dalle agenzie di stampa norvegesi. Già all’ora del Tg3, la pista del terrorismo islamico veniva esclusa. Ho tenuto la televisione accesa fino alla fine di Linea Notte, sempre Tg3. A quell’ora, si sapeva già (nei siti d’informazione inglesi) che l’attentatore era norvegese e legato a gruppi di estrema destra (che dal 2009 crescono nei paesi scandinavi).  Alla fine di Linea Notte, quando era ormai già sabato e il mondo anglofono sapeva da parecchio, è stato detto che, appunto “forse” l’Islam non c’entrava nulla.
Tardi, per alcuni giornali. La mattina dopo, “Il Giornale” usciva con una doppia prima pagina, incluso articolo furibondo contro il pericolo islamico.
Come reagisce Facebook? In parte, allo stesso modo de “Il Giornale”. Rabbia, furia, uccideteli, Pisapia gli costruisce le moschee a questi maiali.  Una scrittrice fantasy, dal suo blog, usa le stesse parole del killer norvegese. Le stesse. La nostra civiltà è in pericolo. Per colpa dell’Islam la civiltà cristiana verrà annientata. E anche se non è stato l’Islam a uccidere cento persone in Norvegia, fa niente: è colpa loro ugualmente. Di qui, il punto due.
La responsabilità degli scrittori
E’ la seconda riflessione, più controversa, che ho lanciato su Facebook. Cosa mai avranno a che fare, gli scrittori, con quanto è avvenuto? Molto poco, direi, a dispetto della frenesia con cui i giornali hanno frugato nella libreria dell’attentatore per comprenderne le letture (di cui al punto tre). Ma proprio il blog di quella scrittrice, che mi agghiaccia non da oggi, mi ha fatto pensare. E anche discutere animatamente. A me, come ho detto altre volte, l’idea che la stessa scrittrice che incita alla guerra santa vada a parlare nelle scuole medie a bambini di undici anni fa venire i brividi. Per altri, impedirlo sarebbe censura, o limitazione della libertà di opinione. Mi chiedo dunque: qual è il discrimine? Non sto parlando dei suoi libri: tutti i libri devono circolare liberamente. Sto parlando della possibilità che una persona che usa la stessa violenza verbale, in peggio, dell’ultima Oriana Fallaci, abbia come interlocutori dei bambini. Mi rendo conto di essere in minoranza, e mi tengo il dubbio. E tu, che sei estremista nel tuo blog?, mi è stato detto in pubblico e privato. Posso solo dire che su questo blog ho semmai parlato di fatti che riguardano la storia del nostro paese: nel caso della Scuola Diaz, a cui si riferisce l’ultimo post, citando testimonianze fatte nel corso di interrogatori. E dopo una sentenza di secondo grado che conferma quel che è avvenuto dieci anni fa a Genova.
Se io, da questo blog, incitassi alla violenza, dovreste segnalarmi. Se io, dalla mia pagina Facebook, incitassi a gettare bombe su chi, sabato, manifestava pacificamente a Genova, dovreste denunciarmi. E’ censura? E’ limite alla libertà d’opinione? Io penso di no. Penso che ci sia una gigantesca confusione, un enorme irrisolto, su cosa significhi democrazia. E, a proposito di confusione, il punto tre.
Fascisti su Mordor
Tolkien. Non ho ben capito da dove sia venuta fuori la notizia, dal momento che molti articoli sostenevano che Breivik, il killer norvegese, leggesse Kafka. Ma qualcuno, su Facebook, ha pensato bene di tirare fuori Tolkien, magari per regolare vecchi conti. Tolkien genera mostri? Naturalmente no. Ma il Tolkien malinteso esiste, anche fra i suoi lettori (per inciso, date un’occhiata a quanto scrive Wu Ming 4, e leggete i suoi saggi e romanzi su Tolkien, per cercare di capire meglio). Ed esiste, ancora oggi, nel vasto mondo della lettura (e, ahinoi, dell’insegnamento) chi identifica il fantastico con la destra. Alt. Non parlo della destra partitica. Parlo del pensiero e della cultura di destra. Fantasy=conservatori nostalgici che sognano di abbattere il Male con gli spadoni.  Chi legge questo blog sa che non è così. Ma siamo proprio sicuri, noi che scriviamo e leggiamo fantastico, di poter e dover fare a meno di chi è ancora prigioniero dentro questo stereotipo?
Questa è la domanda.
Su tutto il resto, non ho le risposte, o almeno non risolutive. Se non vi dispiace, concludo ancora con Camus. E con una delle sue frasi che amo di più: “le grandi idee arrivano nel mondo con la dolcezza delle colombe”. La forza della Norvegia, in questi giorni, è stata in questo pensiero: a dispetto di chi, sui social network e in rete, continua ad accendere roghi virtuali per bruciare interi popoli.

(Lara Manni)

Jul 25, 201115 notes
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