Quante volte vedendo cantieri aperti per anni, o aspettando contributi pubblici che non arrivano mai ci chiediamo dove vanno a finire i soldi pubblici? La risposta non è, come molti credono, nelle tasche dei politici. La realtà è meno colorita, ma non meno grave: dentro il bilancio dello Stato
September 2009
Diciamo un po’ il cazzo che ci pare
(su segnalazione dello scorfano)
Camera, PD e UDC assenti salvano lo scudo di Tremonti - antefatto
non ho parole…
(via oneblood)
Queste non dimentichiamole troppo in fretta. Scriviamole a caratteri cubitali nella nostra memoria (politica) e ricordiamolo quando servirà..
(via thecomedian)
(via verita-supposta)
(via 3n0m15)
(via hneeta)
(via emmanuelnegro)
La scorsa settimana Keith Porteous Wood, delegato IHEU (l’organizzazione che unisce le associazioni secolariste di tutto il mondo, UAAR compresa), ha attaccato il Vaticano nel consiglio dei diritti umani dell’ONU sostenendo che la Santa Sede copre gli abusi nei confronti dei minori, accusa le vittime di mentire e protegge gli ecclesiastici direttamente o indirettamente coinvolti. Della risposta vaticana dà oggi notizia il Guardian: si sta facendo pulizia, si ribatte, e in ogni caso “nelle altre confessioni religiose succedono le stesse cose, se non peggio”.
… le convinzioni religiose, aveva sostenuto il magistrato, non possono ergersi al di sopra della legge …
Erich Priebke assessore alle politiche culturali. Anna Maria Franzoni, assessore alla scuola, famiglia e infanzia. Valerio Fioravanti assessore ai trasporti e alla mobilità. Piero Pacciani assessore alle politiche sociali. Roma si è svegliata questa mattina con quattro nuovi assessori. E’ bastato poco però per capire che i manifesti che davano quest’annuncio, altro non erano che una burla, una provocazione per attaccare le politiche dell’amministrazione Alemanno
I manifesti provocazione si chiudono infatti con lo slogan: “al lavoro per Roma. Ogni giorno” e “Il sindaco da Bari Gianni Alemanno” con riferimento, in quest’ultimo caso alla città natale del sindaco.
I manifesti non sono firmati, ma fanno evidentemente riferimento al caso Andrini, attuale amministratore delegato di Ama servizi e responsabile dell’aggressione ad Andrea Sesti. Aggressione per la quale è stato anche condannato.
4. è curioso, a questo punto, che la “abolizione del canone” venga proposta come modo per “restituire la Rai alla gente”: il che dovrebbe significare, mi pare, assegnarle un “servizio pubblico”. Peraltro mi domando in che modo una Rai privata del canone sarebbe più “della gente” rispetto alla Rai attuale. Mi domando se le televisioni Mediaset, che si sostentano unicamente con la raccolta pubblicitaria, siano più “della gente” rispetto alla Rai (perché a me, così a occhio, pare che siano proprio della famiglia che le possiede). Mi domando che cosa sia mai “la gente”, o almeno di chi parli la signora Santanchè quando dice “la gente”. Si potrebbe obiettare che “la gente” è quella che compra e vende nel mercato – quindi anche nel mercato pubblicitario – e che una televisione che si sostenti unicamente con la raccolta pubblicitaria è “della gente” nello stesso senso in cui, nei corsi di formazione per i dipendenti dell’Auchan, si insegna ai futuri commessi e cassieri che “il tuo padrone è il cliente”. A me, peraltro, quando entro nel supermercato, non sembra di essere il “padrone”. Né mi sembra che il supermercato del mio quartiere sia gestito come un “servizio pubblico”.
5. il mio sospetto è che parole come “la gente” servano solo a creare un vuoto. “La gente” è palesemente ovunque, eppure non si può toccare, non si può parlarle – si parla sempre solo a singoli individui, a piccoli gruppi -, non si può sapere di preciso che cosa voglia, eccetera. Dire che si vuole “restituire la Rai alla gente” è un po’ come dire che si vuole “fare la volontà di Dio”: e poiché “la gente” mai effettivamente gestirà la Rai, così come la “volontà di Dio” è resterà sempre imperscrutabile, mi pare evidente che con queste frasi si crea un “vuoto di potere”, vuoto che sarà poi riempito da qualcuno: non certo dalla “gente”, e non certo da “Dio”. Un qualcuno che però potrà sostenere di agire in nome della “gente” e/o seguendo la “volontà di Dio”.
6. domando: una Rai che si sostentasse unicamente con le risorse del mercato pubblicitario, ad esempio, farebbe a meno di un programma come Annozero, visto e considerato il numeroso pubblico – e quindi gli ingenti investimenti pubblicitari – che esso attira? (Vedi qui). Io credo di no. “Restituire la Rai alla gente” significherebbe dunque restituirla, ad esempio, anche al pubblico che negli anni Santoro, e in particolare il programma Annozero, hanno mostrato di saper interessare. Ma mi pare che non sia intenzione della signora Santanchè fare questo.
7. perché il punto è, mi pare, alla fin fine, che per la signora Santanchè c’è gente che è “la gente” e gente che non lo è. Chi apprezza Santoro non è “la gente”. Saranno anche cinque milioni e mezzo per ogni puntata del progamma, ma non è “la gente”.
[By scorfano; non con tutto il resto sono d’accordo; inoltre, non riesco a essere di parola, e oggi poi è una giornataccia.]
Qui ci va il secondo strumento: una lotta all’evasione seria. Che, nonostante tutte le balle raccontate ogni anno dal Governo (da tutti i Governi) e dalle sue strutture specializzate in materia, attualmente è una barzelletta. Prima di tutto perché la ridotta percentuale dei controlli e i ricorrenti condoni sono un ostacolo insuperabile: se ogni tre anni debbo tirare una riga sulle evasioni fatte fino ad allora, che lotta all’evasione faccio? Ma poi perché l’accer tamento tributario è talmente complicato che, prima di arrivare alla conclusione passano anni; ma tanti. Io faccio il presidente di una sezione di Commissione tributaria regionale (l’Appello): in genere esaminiamo anni dal 1998 al 2000; ma qualche volta vediamo roba del 1995. E, dopo di noi, c’è ancora il giudizio di Cassazione… Infine perché il processo penale per i delitti tributari è una vera farsa: per le solite ragioni per cui il processo penale italiano è costruito per non funzionare; e poi anche perché la legge penale tributaria è stata scritta sotto dettatura del partito degli evasori. Pensate che, per essere sottoposti a processo penale per dichiarazione infedele, occorre aver evaso un’imposta superiore a 103.000 euro, il che vuol dire che non sono stati dichiarati ricavi per circa 250.000 euro. Insomma chi fa un nero da un quarto di milione (all’anno) non sarà mai imputato. Qualche anno con una politica tributaria assennata e un assetto sanzionatorio severo ed efficiente e anche l’Italia potrebbe aspirare ad un posto tra i Paesi civili.” —A.A.A. Svendesi Stato
L’UAAR è stata sollecitata a esaminare i passi concernenti i temi laici (o eventualmente clericali) contenuti nei programmi dei tre candidati alla segreteria del PD, esattamente come già fatto per le elezioni politiche del 2006 e del 2008 e per quelle europee del 2009. Ecco i risultati.
Giovedì 24 l’Atlantide di porta S. Stefano ha ospitato l’assemblea in vista del corteo «Stranabologna», previsto per il 2 ottobre. L’intenzione delle diverse realtà presenti (del mondo lgbt, ma anche delle realtà antifasciste della città e dell’università) è portare in piazza con determinazione le “diversità” attaccate dalla crescente ondata razzista e omofobica, denunciando l’impennata di fascismo istituzionale e non degli ultimi tempi e rifiutando le logiche securitarie del controllo sociale. Prossimo appuntamento in vista di «Stranabologna» lunedì 28 settembre, ore 21, al Circolo Berneri in porta S. Stefano.
seia:
Loredana Lipperini (lo scopro tramite Facebook) è stata querelata e convocata in questura per questa recensione di Navi a perdere, libro di Carlo Lucarelli dedicata alla Jolly Rosso, una nave, meglio nota come nave dei veleni, che si è arenata su una spiaggia calabrese il 14 dicembre 1990, una delle tante navi che misteriosamente spariscono o si arenano sulle nostre coste coi loro carichi di sostanze inquinanti e dannose.
Lo ripeto perché non so se è chiaro: ma una giornalista è stata querelata per aver recensito un libro. Non oso immaginare cosa possa succedere a Lucarelli che l’ha scritto. Ogni giorno che passa questo paese mi offre nuovi spunti per temere il peggio, ma mentre decido il da farsi, intanto ordino 10 copie del romanzo alla VerdeNero, la casa editrice che l’ha pubblicato e che si occupa di progetti editoriali legati all’ecomafia.
Adesso c’è anche il post sul blog di Loredana con due link molto interessanti.
E’ colei/colui che potendo lo scriverebbe sulla cartà di identità alla riga segni particolari. E’ altresì la medesima persona che alla prima battuta che le viene indirizzata, risponde con lo sguardo perduto nel tentativo della comprensione.
Poi, per non sbagliare, si offende a morte.
[Ne conosco, ne conosco.
Il principio è quello: me le dico da solo così non me le dicono gli altri (che se ci provano sono delle merde, e come si permettono).]
[Continua]” —Berlusconi, l’uomo che ha messo lo spettacolo al posto della politica, di Martin Rueff, “Libération”
Toh, guarda, il direttore del quotidiano della famiglia Berlusconi, con la scusa di Santoro, lancia una campagna per sottrarre risorse alla principale concorrente delle emittenti televisive di Berlusconi. Peraltro incoraggiando i suoi lettori a violare la legge. Beh, meno male che a questo punto a difendere la RAI interverrà il governo!
Indovinate come. (via gravitazero)
[Cecilia Schwartz, “Dagens Nyheter”, Svezia]
E c’è qualcosa nella fascinazione degli svedesi per l’Italia che io – da mezza italiana – fatico a sopportare. La volontà di rendere esotico e perciò banalizzare. Molti di quelli che vanno a vedere “Videocracy” vogliono senz’altro capire i meccanismi dietro alla TV-spazzatura italiana, ma altrettanti lo vedono come l’ennesimo capitolo dell’eterna soap sull’Italia. Il paese dei miracoli che non è mai noioso, mai prevedibile, mai politicamente corretto. Nemmeno i suoi lati oscuri mancano di attrattiva: il fascismo, la camorra, il terrorismo, la corruzione e le giungle della prostituzione. Violenza, potere e sesso. Le cose più primordiali.
In realtà però è solo triste.
(Stureplan è una delle piazze principali di Stoccolma, famosa per numerosi negozi e locali esclusivi. Viene comunemente associata ai giovani dell’alta società, ai giovani rampanti e alle celebrità svedesi)
A pagina 14 del Corriere di oggi c’è l’intervista che mi è stata fatta ieri da Fabrizio Roncone.
Dopo averla letta sono costretta a rilevare, come peraltro avevo già avuto modo di verificare in altre circostanze, che si tratta di un poveretto costretto per campare a manipolare le interviste che effettua: in caso contrario, evidentemente, quello che scrive non risulterebbe interessante neanche in una rivista parrocchiale.
Durante l’intervista Roncone ha provato in tutti i modi a farmi parlare male di qualcuno: Santoro, Travaglio, Ruotolo, il regista, la Borromeo, la Grambassi. Non essendoci riuscito, ed avendo quindi perso in partenza l’unica parte del suo lavoro che avrebbe potuto suscitare un minimo interesse, ha dovuto rivoltare la frittata tentando di mettere in cattiva luce me.
Come se non bastasse, l’intervista riporta domande che non mi sono mai state fatte e, di conseguenza, risposte che non ho mai dato.
E’ curioso che un fatto del genere avvenga subito dopo la puntata di Anno Zero dedicata alla libertà di informazione, nella quale si è parlato di giornalismo: ebbene, quello di Roncone non mi pare giornalismo, ma un modo patetico per tirare avanti inventando quello che non è mai accaduto e che però fa comodo scrivere.
Tra l’altro, con una fantasia mediocre.
[Tom Kington, “The Guardian”, UK]
Rompendo uno schema ormai comune, una ricerca dimostra che i più poveri non “possono permettersi” di emigrare. Lo rivela un documento di analisi e proposta, diffuso dall’Organizzazione non governativa INTERSOS, nel quale si rileva che meno del 2% dei migranti che arrivano in Italia proviene da paesi caratterizzati da condizioni di grave e diffusa povertà, ossia con un reddito annuo pro capite al di sotto di 1.500 dollari.
L’analisi di INTERSOS intende valutare se sia possibile “armonizzare le politiche di immigrazione e di cooperazione allo sviluppo per contenere i flussi migratori” e le implicazioni e il tipo di impegno richiesto.
[…]
Il problema ha due risvolti: da un lato, gli aiuti non produrranno alcun effetto positivo se continueranno ad essere ‘elemosine’ come sono in realtà gli attuali stanziamenti italiani per la cooperazione allo sviluppo (0,09% del Pil, il minimo storico in trent’anni di cooperazione); dall’altro, aggiunge il rapporto, occorre una visione politica e strategica lungimirante e di lunga durata, un coordinamento a livello europeo e internazionale, programmi di aiuto e coerenti politiche economiche e commerciali di sostegno per creare realmente crescita e sviluppo nelle aree più povere.
La via maestra - sostiene INTERSOS - è quella di “mettere la cooperazione allo sviluppo al centro delle politiche internazionali e dei rapporti tra Paesi ricchi e Paesi poveri, dandole dignità con risorse e strutture operative adeguate, assicurando una severa coerenza alle scelte politiche, sostenendola con una volontà e una visione politica di grande respiro”.
La testimonianza di una giovane immigrata al processo per la rivolta del Centro di Identificazione ed Espulsione di via Corelli, a Milano:
Su tutti, il racconto di Joy, che ricorda in aula di come, una notte dei primi di agosto, l’ispettore-capo del Centro di via Corelli sia entrato nella sua stanza e le si sia gettato addosso palpeggiandola. Già nei giorni precedenti l’ispettore le aveva promesso la libertà in cambio di un rapporto sessuale e sarebbero stati proprio i suoi ostinati rifiuti a concentrare la repressione contro di lei e contro le ragazze della sezione subito dopo la sommossa: manganellata ripetutamente insieme alle sue compagne quando erano già tutte ammanettate, Joy ha ricevuto un pugno in faccia dall’ispettore-capo in persona. Un messaggio chiaro: i guardiani dei Campi vogliono disporre completamente dei corpi che amministrano e recludono, e senza tante storie.
a tutti gli amici, i conoscenti e a chi in generale mi segue su questa piattaforma.
Da oggi in avanti diraderò molto i miei post e le mie segnalazioni, forse per qualche tempo sparirò. Anche quando sarò poi presente, controllerò poco o per niente la dashboard (mi sembra corretto dirlo, visto che potrà accadere che riposti contenuti già apparsi e ci si potrebbe averne a male).
Non riesco più a starci dietro.
I miei due lavori assorbono molto tempo, e dedico quello che resta alla mia vita privata, alla letteratura e al cinema (OK, il fumetto è compreso nella letteratura).
Andando (apparentemente) in controtendenza, cercherò quindi di tenere maggiormente aggiornato il mio blog dedicato quasi esclusivamente al cinema, oltre a continuare a collaborare con quello sui libri e con il portale sempre di cinema (e di musica).
Inutile dire che mi dispiace un sacco; e comunque continuerò a seguire molti di voi tramite il feed-reader, palesandomi di tanto in tanto con “like” o con commenti (ove sia possibile; e questo è anche un invito a implementarli).
Insomma, spero mi vorrete considerare ancora dei vostri.
[segnalazione dello scorfano]
Il nostro sistema è molto simile a quello inglese e a noi risulta che il costo dello scudo britannico per i contribuenti sia più basso rispetto a quello dello scudo italiano. Poi quella è un’amnistia assoluta che non guarda a nessun reato che ci può essere dietro la costituzione illecita di patrimoni all’estero
(Giulio Tremonti, Corriere della Sera del 23 settembre 2009)
Some amnesties are gentler than others. Italy’s latest is designed as much to encourage entrepreneurs to return offshore cash to Italy as to increase Rome’s revenues. It will levy a relatively mild penalty of 5 per cent of capital declared. By contrast, those who come clean under the UK’s latest amnesty must pay back tax and a 10 per cent penalty
(Financial Times, Lex column del 6 settembre 2009)
Normalmente quando viene fondato un nuovo giornale in un paese democratico la notizia ha una eco limitata proporzionale agli investimenti fatti in termini pubblicitari per promuoverlo. La cortesia vuole che i colleghi facciano gli auguri al Direttore e alla nuova redazione e che i politici sfruttino l’evento per spolverare la solita tirata su quanto è bella la democrazia perché consente la nascita di nuove voci libere e indipendenti. Ovviamente anche i politici fanno gli auguri al nuovo arrivato e nel rito propiziatorio non devono mancare messaggi di stima e di riconoscimento dei rispettivi ruoli, confermati dalla presenza tra le pagine del numero uno di interviste a personaggi autorevoli proporzionate all’importanza della pubblicazione. Il Fatto Quotidiano nasce con auspici totalmente diversi, e sicuramente non riceverà gli auguri di buona parte della classe politica italiana.
L’azione legale collettiva negli Usa è il vero incubo delle multinazionali, e, soprattutto, una potentissima arma in mano ai cittadini consumatori. Stavolta a cadere nelle maglie della legge è stato il colosso francese dell’alimentare. Tra pochi mesi entrerà in vigore anche da noi, ma non sarà la stessa cosa
arebbe interessante saperne di più sui vasti sbocchi professionali aperti alla laurea triennale e ignoti per colpa dei docenti che non informano. Quel che è chiaro è che la laurea triennale non serve a fare il medico, il farmacista, l’avvocato, l’insegnante, l’ingegnere, il ricercatore scientifico, ecc. ecc., ma probabilmente a ottenere un aumento di stipendio in un impiego. Se si pensa a sbocchi professionali che potrebbero corrispondere a lauree come “scienza della cura e dell’igiene del cane e del gatto”, “scienze equine”, “schedatura del fiore e del verde” o “turismo alpino”, allora sarebbe meglio riempirli con migliori competenze. D’altra parte la proliferazione di migliaia di corsi di laurea triennali insensati e di più di centomila (pare 150.000) corsi universitari, alcuni di pochissimi crediti (anche due) non è soltanto colpa delle università ma anche del perverso invito contenuto in un sistema strutturalmente disgregante.” —Intervista di Giorgio Israel a “Il Riformista”
In pochi ne parlano e nessuno lo sa, ma l’organizzazione non se la passa benissimo. Siamo andati a dare un’occhiata e abbiamo scoperto che le cose stanno ancora peggio di quel che pensassimo.
(via scorfano)
De Michelis consulente di Brunetta
(via)
Tutto bene, se non ci fosse stato “il matto”.
“Il matto”, come era stato simpaticamente appellato dagli avventori del festival, era un ragazzone americano vestito con bermuda , sneakers, t-shirt a tema musicale (ricordo perfettamente una maglietta con Queen Latifah e un’altra dei Beastie Boys) e un rapporto conflittuale con l’igiene personale, che non si perdeva niente, neanche la proiezione dell’oscuro polar belga degli anni 70. Il fatto è che le sue visioni erano rumorosissime: in sala mangiava e beveva di tutto, parlava da solo e gesticolava come un forsennato. All’inizio era divertente, poi però, alla lunga, era piuttosto stancante. Se non ricordo male anche Irene Bignardi (allora critico cinematografico di Repubblica) dovette cambiare poltrona un paio di volte in sala per godersi in tranquillità il film. Il “matto” però non era arrogante, anzi quando veniva rimproverato, lui si scusava con strette di mano e inchini, salvo poi cinque minuti dopo . E poi era entusiasta di tutto, non solo dei film: ricordo di aver condiviso con lui il tavolino della pizzeria al taglio “La Rusticanella” nella passeggiata viareggina e il matto continuava a dire “this is the besta pizza ever”. I film in cartellone erano tutti piuttosto buoni e ricordo che parteciparono anche alcuni importanti nomi come Ken Russel, Nicholas Roeg Mark Snow, Theresa Russell, Jeremy Irons e Debbie Harry. Il matto, che nel frattempo era diventato, nel bene e nel male, la mascotte del festival, abbracciava, chiedeva autografi e parlava con tutti.
Ma il bello doveva ancora venire: i ben informati dicevano un gran bene di questo “Reservoir Dogs”, il film con Harvey Keitel diretto da un esordiente che avrebbe chiuso il festival. Venne così l’ultimo giorno, proiettarono quel capolavoro a basso budget e mille idee che tutti noi ben conosciamo.
Dieci minuti di applausi.
Salì sul palco il direttore del festival quasi commosso per aver ospitato in esclusiva quel piccolo grande film e, sopratutto, per annunciare la presenza del regista.
Era in sala. In realtà non si era mai mosso da lì.
Sale su sipario con un salto goffo, cantando e sbraitando come aveva sempre fatto lungo tutta la settimana. Il grido che lo accolse fu unico “Noooooo, ma è il mattoooo!”. Qualcuno, perfino il sottoscritto, per un lungo attimo pensò che fosse tutto uno scherzo. Ma poi, ripensandoci, tutto aveva un suo beffardo e logico senso.
Ho raccontato questa lunga storia perché stasera, proprio a Viareggio all’interno della rassegna Europa Festival, ci sarà la prima italiana al pubblico di “Inglorious Basterds – Bastardi Senza gloria” per celebrare Quentin Tarantino e quello che fu il suo debutto italiano.” —
Quentin Tarantino e il suo debutto italiano.
Via EMMEBI
(via shoegazer) (via unavoceacaso)
(via missvengeance)
Il governo sloveno si è espresso favorevolmente al riconoscimento dei matrimoni omosessuali, e a tal fine ha proposto alcuni emendamenti alla legge sulla famiglia. Uno di questi prevede che il matrimonio sia definito ”l’unione di due persone di sesso opposto o uguale”, un altro prevede l’accesso all’istituto dell’adozione da parte delle coppie omosessuali.